Il linguaggio percepito in utero influenza la percezione delle vocali dopo la nascita

Il linguaggio percepito in utero influenza la percezione delle vocali dopo la nascita

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Questo lavoro di Moon e colleghi ha l’intento di dimostrare che il feto in utero è in grado di apprendere suoni. Gli Autori partono dal presupposto che sottoponendo ad un neonato un suono conosciuto, questo verrà ignorato, mentre un suono nuovo, susciterà la sua attenzione che verrà espressa come aumento della frequenza di succhiamento di un ciuccio.
E’ stato scelto il suono di vocali poiché vengono emesse ad un volume maggiore, hanno una maggiore durata e forniscono informazioni rilevanti sulla prosodia (melodia, ritmo e stress).
Hanno selezionato un gruppo di 80 neonati, di età compresa fra le 7 e le 75 ore. Lo studio è stato condotto a Stoccolma (Svezia) e a Tacoma (stato di Washinton, USA). Ad ogni neonato è stato fatto ascoltare, attraverso delle cuffie, il suono della vocale /i/ emesso in entrambe le lingue: in inglese il suono era come quello pronunciato nella parola fee, mentre in svedese, come quello pronunciato nella parola fy.

Entrambi i suoni vocalici proposti sono stati elaborati al computer: per ognuno di essi è stato creato un prototipo e 16 varianti dello stesso, ottenute alterando in modo circolare la prima e la seconda formante.
Moon e colleghi, analizzando i dati registrati da entrambi i gruppi di neonati hanno visto confermate le loro ipotesi, ovvero una maggiore frequenza di suzione quando veniva loro presentato il suono nella lingua non nativa. Inoltre, è stato visto che l’età postnatale non ha influito sulle performance.

Riassunto.
Scopo. Testare l’ipotesi che l’esposizione al linguaggio ambientale in utero modifichi la percezione fonetica subito dopo la nascita. Questo studio condotto in due paesi ha lo scopo di verificare se nei neonati si possa dimostrare l’esistenza di un apprendimento prenatale registrando il modo in cui essi rispondono a vocali emesse nel loro linguaggio nativo o in un linguaggio non nativo, indipendentemente dal livello di esperienza postnatale di ciascun neonato.
Metodo. E’ stato condotto un esperimento in Svezia (n=40) e negli USA (n=40) utilizzando suoni vocalici svedesi ed inglesi. I neonati (età media postnatale 33 ore) controllavano la presentazione uditiva delle vocali native o non-native attraverso la suzione di un ciuccio. Il numero di volte in cui succhiavano il ciuccio è stato usato per dimostrare che il suono delle vocali attraeva la loro attenzione. Le vocali erano sia l’inglese /i/ sia lo svedese /y/ sotto forma di un prototipo e di 16 varianti del prototipo.
Risultati. I neonati nel gruppo nativo e non nativo hanno risposto in modo differente. Come ipotizzato, i neonati hanno risposto al linguaggio non-nativo, non famigliare, con una maggiore media di atti di succhiamento. Hanno succhiato maggiormente alla somministrazione del prototipo non nativo piuttosto che delle sue varianti. Il tempo intercorso dalla nascita (dalle 7 alle 75 ore) non ha influito sui risultati ottenuti.
Conclusioni. Il linguaggio ambientale a cui i feti sono esposti in utero inizia a influire sulle loro percezioni del loro linguaggio nativo a un livello fonetico. Questo può essere misurato immediatamente dopo la nascita attraverso la diversa risposta a vocali famigliari e non.

Language experienced in utero affects vowel perception after birth: a two-country study. Moon C, Lagercrantz H, Kuhl PK. Acta Paediatr. 2013 Feb;102(2):156-60.

AIMS: To test the hypothesis that exposure to ambient language in the womb alters phonetic perception shortly after birth. This two-country study aimed to see whether neonates demonstrated prenatal learning by how they responded to vowels in a category from their native language and another non-native language, regardless of how much postnatal experience the infants had.
METHOD: A counterbalanced experiment was conducted in Sweden (n = 40) and the USA (n = 40) using Swedish and English vowel sounds. The neonates (mean postnatal age = 33 h) controlled audio presentation of either native or non-native vowels by sucking on a pacifier, with the number of times they sucked their pacifier being used to demonstrate what vowel sounds attracted their attention. The vowels were either the English/i/or Swedish/y/in the form of a prototype plus 16 variants of the prototype.
RESULTS: The infants in the native and non-native groups responded differently. As predicted, the infants responded to the unfamiliar non-native language with higher mean sucks. They also sucked more to the non-native prototype. Time since
birth (range: 7-75 h) did not affect the outcome.
CONCLUSION: The ambient language to which foetuses are exposed in the womb starts to affect their perception of their native language at a phonetic level. This can be measured shortly after birth by differences in responding to familiar vs. unfamiliar vowels.

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