Miglioramento del tinnitus (acufeni) grazie alla terapia vibrazionale a frequenza ultra alta

In questo lavoro pubblicato nel 2005 Goldstein e colleghi hanno messo a punto un protocollo per la valutazione dell’efficacia di un dispositivo che discende dai principi di funzionamento dell’Orecchio Elettronico di Alfred Tomatis e che, a scopi commerciali, hanno chiamato UltraQuiet, nel trattamento degli acufeni ostinati. Di seguito si riporta un riassunto tradotto in italiano del lavoro dei ricercatori della State University di New York.

Introduzione.
Nella maggioranza dei casi il tinnito non pulsatile è caratterizzato da alte frequenze. Di conseguenza il mascheramento di queste alte frequenze può portare un efficace beneficio alle persone che soffrono di tinnito severo e problematico. Ciò è però vero soltanto in un terzo dei casi. Una possibile spiegazione è l’indisponibilità di energia di mascheramento a frequenze ultra alte (<10kHz). Nello studio qui riportato, è stato utilizzato un dispositivo commerciale chiamato UltraQuiet che fornisce un nuovo approccio terapeutico basato sulla somministrazione di frequenze ultra-alte attraverso la conduzione ossea.
L’esperimento è stato condotto su un gruppo di 15 pazienti sofferenti di tinnito severo che sono stati casualmente assegnati a 3 diverse variazioni di un protocollo di intervento per il tinnito adattato per l’impiego dell’UltraQuiet. La valutazione è stata condotta attraverso il questionario di valutazione del tinnito e attraverso misurazioni audiologiche oggettive.
Come prima accennato, le varie opzioni di mascheramento, fra cui il Minimal Masking Levels (MMLs) [Minimo Livello Mascherante: ricerca del livello minimo di intensità sonora in grado di mascherare la percezione dell’acufene] si è dimostrato efficace nel 30% dei casi di tinnito. Inoltre, per molti pazienti, la sostituzione di un suono con un altro non è considerato un miglioramento sufficientemente significativo.
Altri lavori scientifici hanno dimostrato che lo stimolo di mascheramento, se opportunamente scelto, può avere la capacità di modificare come il cervello processa il tinnito, il ché può portare a benefici duraturi.
Le valutazioni comportamentali degli esiti sono spesso contraddittorie, rendendo problematica la determinazione dell’efficacia di questi approcci, mentre una valutazione oggettiva senz’altro contribuirebbe a chiarire l’efficacia del mascheramento.
A questo proposito, Muhlnicke e colleghi, in uno studio del 1998, grazie a studi di imaging cerebrale hanno rivelato che la frequenza del tinnito occupa uno spazio doppio a livello della corteccia uditiva primaria. In altre parole, il tinnito altera drasticamente la mappa frequenziale delle aree uditive cerebrali. Mentre non è noto l’effetto di questa espansione sul sistema limbico e su altre aree corticali.
Il passo avanti nel ragionamento è che se l’espansione dello spazio neurale della frequenza del tinnito è associato con un’attività corticale sincronizzata, ignorare la percezione del tinnito che recluta così pervicacemente l’attenzione può essere un’operazione impossibile. Inoltre, un aumento dell’attività neurale sincrona/dissincrona può attivare e stimolare continuamente l’amigdala, un organo noto per il suo ruolo nell’attivare intense risposte emotive e vegetative.
Teoricamente, la stimolazione delle frequenze superiori a quelle del tinnito può integrare e assistere la riprogrammazione neurologica della corteccia cerebrale e verosimilmente ripristinare la normale relazione fra le varie aree frequenziali. La stimolazione deve essere molto alta nel contenuto spettrale per raggiungere il requisito di superare la frequenza del tinnito. L’UltraQuiet fornisce una stimolazione in un range fra 10 e 20KHz utile per gli scopi proposti.
Materiali e metodi.
Le persone coinvolte nello studio sono state 3 donne e 12 uomini con tinnito idiopatico soggettivo comportante un grado di disabilità severo. Tutti mostravano una perdita di udito nelle frequenze medio/medio-alte. L’età andava dai 35 ai 72 anni, con una media di 50,7. La frequenza di picco per il tinnito in 14 su 15 soggetti era alta: si trattava di un tono puro o di una banda di frequenze, o una combinazione di entrambi con frequenze comprese fra i 3 e i 16KHz. Un solo soggetto aveva il picco tonale del tinnito a 450Hz.

L’intervento terapeutico consisteva nell’ascolto di musica processata digitalmente. La musica appare più efficace nel mascheramento del tinnito rispetto al solo suono, probabilmente in relazione ad un maggiore coinvolgimento di processi centrali e cognitivi. Lo stimolo consisteva in musica modificata digitalmente per avere una portante fino a 16KHz. Hanno utilizzato diversi filtri per limitare il range di frequenze e per la portante hanno attuato una soppressione di fase in modo da ottenere un passabanda compreso fra i 10 e i 20KHz. Quindi hanno inciso CD ad alta frequenza di campionamento (44,1KHz) che venivano letti attraverso un sistema di amplificazione da un trasduttore piezoeletrico per la conduzione ossea posizionato sulla mastoide.
Il primo gruppo ha ricevuto la stimolazione due volte alla settimana per due settimane, poi ha interrotto la somministrazione per due settimane, quindi ha ripreso due volte la settimana per tre settimane, per un totale di 10 sessioni.
Il secondo gruppo ha ricevuto la stimolazione due volte la settimana per tre settimane, quindi ha interrotto per due settimane, per poi riprendere per altre tre settimane, due volte la settimana, per un totale di 12 sessioni.
Il terzo gruppo ha ricevuto la stimolazione due volte alla settimana per quattro settimane e, dopo una settimana di interruzione, ha ripreso due volte la settimana per tre settimane, per un totale di 14 sessioni.
Ad eccezione della prima sessione che aveva la durata di 30 minuti, tutte le successive sono state di un’ora. Il trasduttore per la conduzione ossea è stato posizionato sul processo mastoideo di destra.
Sono stati effettuati controlli prima delle sedute e al termine: trascorsa una settimana dall’ultima sessione e a due mesi dal termine.
Risultati.
Il 74,6% dei pazienti sottoposti alle sessioni di ascolto ha indicato di averne tratto beneficio e approssimativamente la metà (6 pazienti) ha indicato che il loro acufene andava “moderatamente o molto meglio”. I 4 pazienti che non hanno riportato nessun cambiamento, hanno comunque indicato una variazione del grado di intensità o severità del loro tinnito.
Discussione.
In tutti i pazienti aderenti allo studio è stata riscontrata una diminuzione della severità del tinnito durata almeno 8 settimane dopo il termine dell’intervento terapeutico.
Verosimilmente hanno contribuito a questo risultato quattro fattori: la frequenza di mascheramento ultra-alta; l’inibizione residua (IR); la riprogrammazione neurologica e l’abituazione.
I dati PET [tomografia a emissione di positroni] provenienti da altri lavori, dimostrano che i pazienti con le soglie uditive migliori al di sopra dei 10KHz esibiscono le migliori attività comportamentali e fisiologiche. Perciò, il gruppo di Goldstein conclude che se si ammette che la stimolazione ad alta frequenza sia essenziale per la riprogrammazione della corteccia uditiva, allora la sensibilità uditiva a quel tipo di stimolo diviene una variabile essenziale. Ovvero: la misurazione delle soglie alle frequenze ultra-alte è essenziale per stabilire la soglia di sensitività per la terapia del tinnito a frequenze ultra alte.
Dall’analisi dei dati, affermano, confermando le ipotesi, che i risultati migliori sono stati ottenuti nei casi in cui i pazienti avevano performance uditive migliori nel range delle frequenze ultra-alte (10-20KHz). Continuano dicendo che il dispositivo di mascheramento UltraQuiet ha effetti differenti se viene utilizzato nell’ambito delle abituali frequenze di mascheramento (250-8000Hz) rispetto all’impiego alle frequenze ultra-alte, perché in quest’ultimo caso lo stimolo di mascheramento sembrerebbe combinarsi con la riprogrammazione neurologica e la plasticità della corteccia uditiva.

L’inibizione residua [Test di inibizione residua secondo Vernon: ricerca dell’inibizione dell’acufene da parte di un suono competitivo], riferita per la prima volta da Feldman, si riferisce alla diminuzione della percezione dell’intensità del tinnito per un certo periodo di tempo dopo il termine del mascheramento. L’inibizione residua può durare da pochi secondi a giorni o mesi. Nello studio condotto, le frequenze di stimolazione erano di soli 6dB sopra-soglia, un’energia insufficiente per ottenere l’inibizione residua, ciò nonostante, il fenomeno è stato riportato dai partecipanti per almeno 5 minuti dopo il termine della terapia.
I parametri volume del tinnito e fastidiosità sono rimasti sostanzialmente inalterati durante la maggior parte delle sessioni.

“Tinnitus Improvement with Ultra-High-Frequency Vibration Therapy.” Goldstein, B. A., Lenhardt, M.L., Shulman, A. (2005). International Tinnitus Journal, Vol. 11, No. 1, 14–22

Abstract. This study reports on the long-term benefit of ultra-high-frequency masking with the UltraQuiet device. A commercial product, UltraQuiet provides a new form of high-frequency bone conduction therapy. To assess its effectiveness in tinnitus treatment, we selected 15 patients with problematic tinnitus and randomly assigned them to three variations of the medical-audiological tinnitus patient protocol modified for the UltraQuiet study. We assessed tinnitus relief by questionnaires directed at weighing patient response to overall effectiveness, tinnitus loudness, tinnitus severity, and tinnitus annoyance. Additionally, we performed audiological measures (including pure-tone and speech audiometry, minimal masking levels, pitch and loudness matching, and residual inhibition). All patients showed some long-term gains, and most exhibited relief in at least one measurement parameter, providing support for the use of high-frequency vibration in the treatment of tinnitus.

Riassunto. Questo studio descrive i benefici a lungo termine delle frequenze ultra acute somministrate attraverso il dispositivo UltraQuiet. Un prodotto commerciale. UltraQuiet fornisce una nuova forma di terapia attraverso la conduzione ossea di alte frequenze. Per valutare la sua efficacia nel trattamento del tinnito, abbiamo selezionato 15 pazienti con tinnito ostinato che sono stati assegnati a tre varianti del protocollo medico di trattamento del tinnito adattato per lo studio con l’UltraQuiet. Abbiamo valutato il miglioramento del tinnito attraverso questionari diretti a soppesare la risposta dei pazienti in relazione all’efficacia complessiva: volume del tinnito, gravità del tinnito, livello d’irritazione. Inoltre, abbiamo effettuato esami audiometrici (fra cui: audiometria tonale e quella del linguaggio, minimi livelli di mascheramento, volume e frequenza del tinnito, inibizione residua). Tutti i pazienti hanno mostrato un beneficio a lungo termine e la maggior parte ha avuto un miglioramento in almeno uno dei parametri di valutazione, fornendo così prove a favore dell’utilizzo delle vibrazioni ad alta frequenza nel trattamento del tinnito.

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